Oggi sono 30, gli anni.

By Sefora Motta

Posted in

Oggi sono 30, gli anni. Mi guardo indietro e mi chiedo: quante volte ho ringraziato Dio per cose che non ha fatto? E quante altre volte non ho ringraziato Dio per cose che invece ha fatto?Quante volte ho inveito contro Dio per quel male poi divenuto bene? Quante volte con disperazione ho chiamato fine, ciò che solo poco dopo con stupore avrei chiamato inizio?E infine, quanto mi sono costate quelle paure che non si sono mai realizzate?Cresciamo credendo di aggiungere qualcosa alla nostra vita, e in realtà decostruiamo ciò che non è necessario. Un pezzo alla volta.

In questi 30 anni molti luoghi comuni si sono frantumati di fronte alla realtà della vita.La vita infatti è spietata, eccitante, terribile, affascinante. Proprio come Dio.Nelle sue contraddizioni, incongruenze, discese e ascese oggi comincio a scorgere la bellezza oltre i piani altisonanti della vita.

Sono andata alla fine del mondo per scoprire me stessa, per conoscermi, lavorare e scavare dentro di me. Ho imparato ad essere un apolide in questo mondo, poco radicata, e sempre contaminata e contaminabile culturalmente. Ho capito che nella vita, rimane sempre all’esistenza chi insiste e resiste. Ho imparato che si decolla solo in controvento. Che alla perfezione si giunge per difetto e mai per eccesso. Che per essere felici bisogna essere grati. Che l’amore è più contagioso di una malattia. Che si è santi quando si è umani. Che c’è bisogno di umiltà per essere meravigliati. Che l’unico modo per vivere è accettare il vuoto della perdita. Che è il futuro anteriore che ci permette di retrosignificare il passato.

Ho imparato a creare dell’ordinario nello straordinario. Ho imparato l’attesa, a gestire la mia angoscia, a sopportarmi a non disdegnare le mie nenie e a consolarmi. Ad ascoltare le mie paure anziché libermene. Ad amare la mia debolezza, ancor più della mia forza, a ringraziare il Signore più per i miei difetti che per i miei pregi. Ho capito che l’autunno non è la morte della fioritura di un albero, ma solo una sua fisiologica stagione. Che le violente onde del mare in una tempesta, non sono la fine di un viaggio di una barca a vela, ma soltanto una fase in cui è costretta a passare, per giungere al porto desiderato. Che il buio pesto che un seme vede attorno a sé quando è sotterrato, non è la sua tomba, ma solo terreno fertile in cui le sue radici si ancoreranno per germogliare. Che sono letame, quando cado concimo la terra e questa porta frutto.

Dagli ultimi di questo mondo ho imparato quella resistenza che ispira la mia vita a sperare, e mi incoraggia a credere che Colui che inizia un opera buona nella nostra vita, tutto considerato, la porta sempre a compimento. Ciò che ancora mi auguro è di imparare ad essere più gentile con me stessa e ad amare l’ingovernabile diverso.Siamo un vapore che appare e poi scompare, e per questo mi auguro di spendere la mia vita per qualcosa che vale di più della vita stessa.

#ancoraunaltromiglio

About The Sefora Motta

No comments yet.

Lascia un commento

Comment


btt