Quel giorno scoprii che quella goccia d’acqua ero io.

By Sefora Motta

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Questa era la mia faccia quando con 40 gradi, 12h di attesa, stanchi e affamati, con una trivella di 140 mt (in foto davanti a me) scavammo un pozzo d’acqua a Mtakuja, uno dei villaggi stimati tra i più poveri della Tanzania, ridando dignità e speranza a più di 5000 persone. Nei giorni seguenti sturammo altri due pozzi obsoleti per ridare acqua e dignità ai villaggi di Kihonda e Lukobe e alle loro scuole. Prima di quel momento ho visto con i miei occhi come tanta gente sia costretta a percorrere decine di Km per bere dell’acqua sporca negli stagni, con un clima che favorisce la proliferazione di ogni tipo di flora batterica.

  • 1 miliardo sono le persone nel mondo che non hanno accesso all’acqua potabile.
  • 1,4 milioni i bambini all’anno che muoiono per malattie causate da acqua contaminata e dall’assenza di misure igieniche adeguate. Uno ogni 20 secondi.

Lo so bene: la nostra è una goccia del mare magnum, certo, eppure è una goccia versata che ha cambiato la mia esistenza e l’esistenza di migliaia di persone, beneficiari e benefattori. Cito le parole di R. Battaglia che non erano mai state così vere per la mia vita fino a quel momento:

“Anche una goccia d’acqua ha la capacità di amare quando cade su di un filo d’erba ingiallito e lo disseta”

Quel giorno scoprii che quella goccia d’acqua ero io. Grazie di vero cuore a quanti mi sono stati vicini e a quelli che avrebbero voluto. —

Fra qualche mese grazie a voi ne costruiremo ancora un altro. Grazie!!! Se desideri esserne parte: https://www.hpscharity.com/donazioni/

Condividete, per favore.

– Sefora

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