Soffro di attacchi di panico.

By Sefora Motta

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Soffro di attacchi di panico fin da quando avevo 14 anni. 

Qualcuno, da bambina, mi tranquillizzava dicendomi che crescendo avrei superato questo scoglio della mia vita. Fra un mese compio trent’anni, eppure, ancora, ogni tanto, si ripresenta quando non riesco a metabolizzare quello che sta succedendo; quando non riesco a dare un nome a ciò che accade dentro o attorno a me, quindi, nella mia incapacità di fare altro, lo significo attraverso il corpo. Esattamente come fa un bambino, quando vorrebbe comunicare ma non riesce ad esprimersi, allora trova un’altra via: irrigidisce tutto il corpo, urla, strizza gli occhi e stringe i pugni.

In questi anni, ho sentito tutti i commenti immaginabili in merito: “Sei una stupida, reagisci!”; “Sei esagerata, datti un tono!”; “I tuoi attacchi di panico sono conseguenza di qualche tuo peccato nascosto che non hai ancora confessato a Dio”; “Questo è sintomo di una scarsa spiritualità”; “Non hai abbastanza fede” e così via discorrendo. 

Ho sofferto parecchio, forse più per queste affermazioni a mo’ di amici di Giobbe, che per il motivo stesso per il quale soffrivo. 
Oggi credo profondamente che, la maggior parte delle persone che annunciavano queste frasi, lo facevano per mancanza di strumenti, per ignoranza o per un fallimentare tentativo di esorcizzare la propria paura dinnanzi ad un caro che soffre. Per questo li ho perdonati. 

Ma, grazie a Dio, non tutti hanno reagito così. Ho avuto la grazia di incontrare qualcuno che mi ha offerto una prospettiva altra: non ero io sbagliata, avevo solo bisogno di sentirmi al sicuro quando la paura apriva forzatamente la porta di ingresso del mio cuore. Ed era proprio cosi. L’amore mi calmava sempre. Mi colmava sempre. L’amore cacciava via la paura, sempre.

Ma se non sono andati via del tutto, allora cosa è cambiato dei miei attacchi di panico, in questi lunghi 16 anni?
Sono cambiati i miei occhi. 
Una lenta e profonda trasformazione del mio modo di vedere le cose.

Oggi, sentimenti come la paura, la delusione, il panico, la tristezza, ai miei occhi non sono più dei nemici da sconfiggere e dai quali devo difendermi con tutte le mie forze, ma dei profetici messaggeri che vogliono dirmi qualcosa, durante il tran-tran della mia vita. Oggi, anziché chiedermi “Come faccio a togliermi l’ansia?” mi guardo allo specchio e mi chiedo: “Perchè ho l’ansia?, perché sto provando questa tristezza? Raccontami tristezza, raccontami! Dimmi perché mi fai male! Ti ascolto!”

Oggi ho compreso che ho bisogno di ascoltare i miei sentimenti anziché libermene. Perchè ogni volta che ho tentato di sbarazzarmi delle mie emozioni, ho solo curato il sintomo, ma non la radice della malattia. E questa non è onestà, è solo un modo per farci fessi e felici. Ed è proprio l’onestà, con me stessa e con gli altri, la cosa alla quale ambisco più di ogni altra in questa esistenza. 

Oggi, so che non posso evitare che la paura mi piombi addosso, ma posso evitare di alimentarla, con la paura stessa. Non ho più paura, infatti, della mia paura. Anzi, la accolgo, la ascolto. La ritengo parte fisiologica e funzionale della mia vita, proprio come una collaboratrice, qualcuno che mi costringe a fermami e farmi quelle scomode domande che spesso preferiamo non farci.

Sono grata a Dio per questo strappo di onnipotenza sulla mia vita. Perchè è grazie a quei momenti che ho compreso che la potenza di Dio è completamente unita alla nostra debolezza. E ogni volta che facciamo fuori la nostra debolezza, abbiamo fatto fuori pure la potenza di Dio. 

Non possiamo infatti separare l’umanità di Gesù con la sua divinità. E’ questa straordinaria binaria disarmonia che lo rende un Dio speciale, amabile e degno della nostra vita. 
Cielo e terra, spirito e carne, notte e giorno, gioia e dolore, sono particelle degli stessi atomi di bellezza. Scindere un atomo in fisica equivale ad innescare una bomba atomica: il panico, appunto. 

Abbiate il coraggio di ascoltare le vostre paure e queste diventeranno sempre meno debilitanti!

Abbiate il coraggio di aprire la porta, quando la paura bussa, e scoprirete che, nella maggior parte dei casi, non vi è nessuno!

Perchè quando avrete il coraggio di farvi amiche le vostre tenebre, queste fuggiranno da voi, perchè le tenebre non sopportano la Luce!

“Perché tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima ed io ti amo” Isaia 43:4

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