Church Planting: costruttori di edifici o costruttori di pace?

By Sefora Motta

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In Africa ho capito che costruire una chiesa, significa creare corde d’amore.——

Negli ultimi anni ho chiesto a Dio quale fosse il confine fra la paura e la fede. Se da una parte brucia dentro sempre il desiderio di annunciare sopra i tetti il nome di questa Speranza che ha ispirato in me tanta affezione per questo popolo dimenticato dai potenti, dall’altra, ad ogni anno che passa, sento sempre di più la saggezza bussare timida e che tenta di trasformarmi da una “arrotino religioso” – quale sono stata per molti anni – ad una essere umano docile e silente annunciatore di speranza.

Qual è la differenza tra i due? Mentre il primo vaga disorientato per le vie della città, distaccato dalla gente, e con un megafono in mano ha la pretesa di annunciare/vendere una Verità, unica e inconfutabile, la seconda sceglie la parte migliore, sceglie di STARE con le gente. Si mimetizza fra le culture per studiare la bellezza della vita, e a piedi nudi si sporca con loro, diventando così credibile testimone vivente di un amore tanto grande da aver scelto l’altro, ancor prima di scegliere se stesso. Non ha bisogno di urlare, l’amore sarà sufficiente da ispirare domande

.Così abbiamo fondato una chiesa a Mguzi, costruito quindi legami d’amore, raccolti in un luogo simbolico dove stare insieme e ringraziare per questo grande miracolo che sta accadendo nel loro villaggio natio: una scuola nel deserto, un “SI” dove tutti hanno detto “NO”, la VITA nella valle della morte.Mguzi è un recondito villaggio in cui stiamo operando attraverso progetti di sviluppo umanitario. Molti di voi sanno già che sI tratta di un villaggio non propriamente facile, per innumerevoli motivi: religioni tribali, rituali di passaggio (clitoridectomia, infibulazione – vere e proprie torture per le bambine – ) alcolisti, musulmani estremisti ecc…

Da 3 anni, con l’aiuto del nostro partner locale YWAM stiamo provando a fare un delicato lavoro di informazione, formazione e sensibilizzazione ma soprattutto il suggerimento della fede, in questi luoghi è una vera e propria controcultura, in grado di offrire una nuova prospettiva di vita, attraverso la quale centinaia di Maasai, oggi, hanno abbandonato per sempre le loro atroci pratiche per seguire un nuovo Maestro.Visita il nostro sito: www.hpscharity.com#lascuolachenonce

Una nuova chiesa in Tanzania #hpscharity

Church Planting: costruttori di edifici o costruttori di pace?In Africa ho capito che costruire una chiesa, significa creare corde d'amore.——Negli ultimi anni ho chiesto a Dio quale fosse il confine fra la paura e la fede. Se da una parte brucia dentro sempre il desiderio di annunciare sopra i tetti il nome di questa Speranza che ha ispirato in me tanta affezione per questo popolo dimenticato dai potenti, dall’altra, ad ogni anno che passa, sento sempre di più la saggezza bussare timida e che tenta di trasformarmi da una “arrotino religioso” – quale sono stata per molti anni – ad una essere umano docile e silente annunciatore di speranza.Qual è la differenza tra i due? Mentre il primo vaga disorientato per le vie della città, distaccato dalla gente, e con un megafono in mano ha la pretesa di annunciare/vendere una Verità, unica e inconfutabile, la seconda sceglie la parte migliore, sceglie di STARE con le gente. Si mimetizza fra le culture per studiare la bellezza della vita, e a piedi nudi si sporca con loro, diventando così credibile testimone vivente di un amore tanto grande da aver scelto l’altro, ancor prima di scegliere se stesso. Non ha bisogno di urlare, l’amore sarà sufficiente da ispirare domande.Così abbiamo fondato una chiesa a Mguzi, costruito quindi legami d’amore, raccolti in un luogo simbolico dove stare insieme e ringraziare per questo grande miracolo che sta accadendo nel loro villaggio natio: una scuola nel deserto, un “SI” dove tutti hanno detto “NO”, la VITA nella valle della morte.Mguzi è un recondito villaggio in cui stiamo operando attraverso progetti di sviluppo umanitario. Molti di voi sanno già che sI tratta di un villaggio non propriamente facile, per innumerevoli motivi: religioni tribali, rituali di passaggio (clitoridectomia, infibulazione – vere e proprie torture per le bambine – ) alcolisti, musulmani estremisti ecc…Da 3 anni, con l’aiuto del nostro partner locale YWAM stiamo provando a fare un delicato lavoro di informazione, formazione e sensibilizzazione ma soprattutto il suggerimento della fede, in questi luoghi è una vera e propria controcultura, in grado di offrire una nuova prospettiva di vita, attraverso la quale centinaia di Maasai, oggi, hanno abbandonato per sempre le loro atroci pratiche per seguire un nuovo Maestro.Visita il nostro sito: www.hpscharity.com#lascuolachenonce

Pubblicato da Sefora Motta su Lunedì 18 maggio 2020

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