Josh e la sete #bevoperchèbevano

By Sefora Motta

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In questa foto, sono insieme a Josh, uno dei tanti bambini che frequenta la nostra “scuola (che) non c’è”, impregnato di polvere, uno strappo enorme sulla maglietta, e il sorriso sulle labbra. Dopo aver giocato insieme, ad un certo punto, stanco, mi fissa e avvicina il pollice in bocca dicendomi “Maji…Maji…”

Il cuore mi si è letteralmente congelato per un attimo. Non chiedeva soldi, giocattoli, nemmeno leciti vestiti nuovi, né tantomeno caramelle. Aveva sete. Semplicemente.

“Maji” significa “acqua”. Io avevo una sola borraccia con meno di 200ml d’acqua dentro. Sapevo che, se l’avessi tirata fuori dallo zaino, si sarebbe creato il panico, come quel panico che si creerebbe nelle nostre strade quando qualcuno tira fuori delle banconote da 100€ e comincia a lanciarli per aria.

Josh e tutti gli altri del villaggio Mguzi, infatti, ogni giorno all’alba, camminano più di 7 km, per attingere acqua da pozzanghere dove i batteri proliferano scatenando la più alta causa di morte in questi luoghi.
13 anni, è la vita media, per l’appunto.

Quella sera, sono dovuta rientrare al nostro alloggio con la morte nel cuore e il frustrante senso di nullità addosso.

Io non voglio ignorare. Che dite, costruiamo insieme un pozzo d’acqua proprio accanto alla nostra scuola?

Con la scuola che (non) c’è, abbiamo aperto le porte al loro futuro, adesso, con un un pozzo potremmo restituire la dignità umana a Josh e ad altre 3000 persone. (Con questo avremmo attivato il nostro 4 pozzo in Tanzania!)

Coraggio!

«Chi è generoso diventa ricco, chi disseta sarà dissetato.»
‭Proverbi 11:25 ‬

In questi giorni vi dirò di più circa questa nuova campagna, ma nel frattempo se desideri liberamente prendere parte a questa sfida vai a questo link: www.hpscharity.com

Grazie di vero cuore.

Sefora, HPS Charity.

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