Su questa consapevolezza fondiamo la nostra Scuola in Tanzania

By Sefora Motta

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Devo ammetterlo, io ho sempre avuto un pessimo rapporto col denaro. Per questo motivo la scelta di voler iniziare una raccolta fondi così importante per me è stata una scalata piena di dubbi. Mi dicevo “se non sei mai stata capace di chiedere nemmeno ai tuoi genitori aiuto economico nei momenti in cui ne avresti avuto tutto il diritto; se arrossivi con lo sguardo basso mentre qualche anno fa ritiravi legittimamente la tua busta paga; se oggi anche con i tuoi stessi clienti sei in imbarazzo e fai fatica a chiedere il giusto compenso per i tuoi lavori, come pensi che potrai convincere migliaia di persone in tutta Europa a donare per una scuola elementare in Africa? Non hai nessuna di quelle abilità persuasive che dovrebbe avere un fundraiser, e tanto cuore e buone intenzioni non saranno sufficienti”

Così, mentre mi accusavo di inefficienza, con la valigia piena di brochure, fotografie, dubbi e un mattone rosso, ho nuovamente girato l’Europa e l’intera Italia: chiese, parrocchie, circoli culturali, cinema, incontri improvvisati nei soggiorni di casa. Ho incontrando così migliaia di volti, sguardi e anime deliziose che con commozione hanno baciato teneramente anche questa causa donando con la consapevolezza di aiutare le persone e non le organizzazioni, di cooperare per lo sviluppo e non di svilupparsi attraverso la cooperazione. Gente comune, con uno stipendio mediocre, qualcuno con gravi crisi economiche che insisteva nel desiderio di donare, e non potevo, di certo, non sentire un profondo senso di colpa sul petto per queste ultime, chiunque con un minimo di buon senso li avrebbe scoraggiati. Così ho fatto, rifiutavo da loro le donazioni Cash, ma le ricevevo dagli stessi il giorno dopo via bonifico bancario.

In sette mesi, senza strutture religiose alle spalle, personaggi rinomati e senza aiuto dei mass-media abbiamo raggiunto 15.030 €, più di quello che serviva per la costruzione della nostra scuola – utilizzeremo tutte le donazioni extra che stanno arrivando per l’acquisto di banchi, lavagne, cattedre, cancelleria, e tutto ciò che servirà per il nostro progetto di scolarizzazione nel villaggio di Munguzi (Njovu, Tanzania) –

Anche questa volta un risultato che straripa fuori dal vaso. Abbondanza. Prosperità, quella vera.

Ma cos’è che ha “funzionato”? La mia fede? Le mie qualità? I miei circoli di conoscenze?
Con tutta onestà: non ho avuto nessuna di tutte queste cose!
Inoltre, mentirei spudoratamente se dicessi “non avevo strumenti, ma Dio ha incontrato la mia fede”, perché non non ho avuto nemmeno quella. Non è stato così per il pozzo artesiano a Mtakuja che ha restituito dignità e sta dissetando 5000 persone dallo scorso anno, e non è stato così quest’anno con la scuola che restituirà speranza e futuro per centinaia di bambini in un villaggio sperduto dell’Africa.

Sono stata permeata di dubbi e incertezze torturando il Signore giorno e notte dandogli innumerevoli motivi per non amarmi né tanto meno scegliermi, gridandogli frasi come: “ma sei proprio sicuro di mandare me?”, “ma hai idea di chi io sia?, “Forse sei così certo perchè non mi conosci davvero!”

Quindi cosa ha funzionato?
Niente.
Sela.

Nessuna strategia.
L’assenza di strategie.

Io, oggi, credo in un Dio che mi salva proprio per ciò che non so fare, e per ciò che non potrò mai essere: né una donna santa, né una donna di grande fede.

Sono semplicemente spettatrice passiva di ciò che Dio fa attraverso la mia vita. Nessun trionfo, nessun merito, nessuna prestazione andata a buon fine. Solo con profonda arresa sto a guardare le meraviglie che questo Pazzo fa attraverso il nulla.
Si, se c’è una strategia, forse è questa: essere consapevole che Lui è Tutto ed io quel nulla…

E’ su questa consapevolezza che costruiamo oggi le fondamenta della nostra scuola. Eccole.
Stamattina mi sono pervenute le foto.
Godetevele e inebriatevi di speranza.
Perché c’è.

 

© Sefora Motta

#lascuolachenonce
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www.hpscharity.com

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