Fiore o frutto? Ce l’abbiamo fatta anche questa volta!

By Sefora Motta

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Qualche mese fa piantai un seme di pomodoro nel terrazzo di casa mia. Ero un po’ scettica, credevo di non avere affatto né le capacità né la costanza necessarie per coltivare e seguire i processi di una pianta da frutto. Qualche tempo dopo, con mia grande sorpresa, vidi crescere i primi germogli. Notai subito che non erano frutti, ma fiori. Solo più avanti mi sarei accorta che in ogni fiore che seccava, proprio in quel punto, sarebbe nato un frutto.

– “Sefora cosa vuoi essere tu? Puoi scegliere liberamente di essere un fiore: bello da vedere, piacevole al tocco, profumato, proficuo per chi ha bisogno di ricordare la Bellezza, la Vita. Oppure un frutto, a volte meno brillante di un fiore, ma vita per chi ha fame. A te la scelta, entrambe le cose sono onorevoli, in entrambi i casi ti amerò senza riserve, ma sii tu a chiedermi cosa devo farne di questo vaso, la tua vita

– “Sono stata un fiore per molto tempo Signore, apprezzato e stimato, a tratti invidiato, ma adesso non è più sufficiente per me, io voglio essere cibo vivente, voglio assomigliarti, se fosse possibile. Non voglio la bellezza del fiore, voglio la potenza del frutto.

– “Il fiore prima di diventare frutto deve morire” rispose. – “E morire non è conseguenza di uno sforzo, ma semplicemente deporre le tue armi e tutti i tuoi strumenti utili e disutili, e riposare. E’ questo l’Amore che voglio che tu impari: godere del mio per te e lì fermarti. Il pomodoro che hai piantato genera spontaneamente frutto come risultato finale di un piacevole godimento della luce e della pioggia. Nessuno sforzo da parte della tua pianta, nessuna fatica. Semplicemente una mansueta disponibilità nell’accogliere ciò che io ho da offrire, giorno dopo giorno. Non fatica ma riposo. Non un’economia dell’accumulo ma la fede che provvede ogni giorno. Non opere ma Grazia. Non pienezza ma spazio vuoto per accogliere. E’ così che porterai frutto, diventandone tu stessa. Farai perché non sarai più tu, e Sarò io perché non farai più tu!

In ginocchio davanti a quel vaso realizzai, con imbarazzante semplicità, che le mie buone opere (beneficienze, incontri, atti di carità, preghiere, digiuni, conferenze, sacrifici, astinenze di ogni genere) erano solo dei “panni sporchi davanti a Dio”. Spalancai gli occhi e realizzai che da quando ho smesso di affaticarmi di piacerGli (e di piacere agli uomini), ho portato molto più frutto di tutti gli anni trascorsi nel travaglio di dimostrare (a me a gli altri) di essere una “bella persona”.

E’ da li che ho cominciato a percepire timidamente che ero amata senza condizione alcuna, che quello che avrei potuto fare di buono non avrebbe aggiunto nulla, e quello che facevo di brutto non avrebbe tolto nulla. E’ per questa consapevolezza che trovo il coraggio e la forza di perdere la mia vita per ritrovarla e morire per essere frutto, senza condizione alcuna.

Ce l’abbiamo fatta!
La costruzione della «scuola che (non) c’è» in uno dei luoghi più aridi e dimenticati della faccia della Terra, da oggi ha inizio!

Con lacrime sincere, vi ringrazio uno ad uno per avermi aiutata a mettere in contatto più di 500 bambini col loro futuro, e quelli che verranno dopo di loro.

Il 7 gennaio presenzierò, insieme al governo locale, all’inaugurazione del nostro istituto scolastico nel villaggio di Munguzi (Njovu) in Tanzania, documenterò ogni cosa e ve ne renderò partecipi. Stavolta appenderemo una targhetta con queste parole:- Proverbi 1:1

Fede, non follia. Oppure sì, follia. La follia della Fede.
Più che la fede che crede, la fede che cede, direi.

P.S Non mollate mai, nella maggior parte dei casi, i vostri sogni sono i sogni di Dio in voi!
Quando fallirete, starete solo imparando a camminare.
Quando vincerete, starete solo partecipando ad una vittoria già compiuta tanti anni fa! 🙂

Pregate per me.
Vi abbraccio!

©SM
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Il nostro sito: www.hpscharity.com
La pagina fb della nostra missione: HPS Charity

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