Vado in Africa non per salvare il mondo, ma per salvare me!

By Sefora Motta

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Vado in Africa non per salvare il mondo, ma per salvare me!
Vado per infiammare il mio cuore e scamparlo dal gelo del cinismo, dall’abbrutimento di questa società, e dall’opulenza incoraggiata dal sistema di questo pianeta.
Vado per ricordare alla mia mente da dove vengo, chi voglio essere, e dove intendo andare.
Vado per celebrare La Fonte che ha alitato vita alle mie narici, e su questa poterci capire qualcosa in più.
Vado per sussurrare a me stessa il senso della fede oltre ogni sepolcro imbiancato, l’umanità oltre ogni interesse personale e la condivisione senza riserve. Vado per proteggere le radici della mia umanità.
Non vado per altruismo, vado per tornare a casa.

Si, quella terra abusata è casa mia, casa nostra. Per secoli l’abbiamo schiavizzata e resa lo zimbello del mondo, e continua ad esserlo: una prostituta, una donna costretta a farlo sotto le minacce dell’uomo forte; uno sgabello sul quale comodamente poggiamo i nostri piedi mentre guardiamo la tv.

Si, perché la ricchezza di “casa nostra” proviene dagli anni del “commercio triangolare”. La ricchezza dell’Europa si basa sul genocidio e la diaspora africana. Siamo convinti di aver saccheggiato casa di altri e invece abbiamo derubato noi stessi. Perché ciò che facciamo agli altri lo facciamo a noi stessi.

L’Africa è una terra feconda di vita umana; la patria dell’umanità che abbiamo perduto; il polmone spirituale per un’umanità che appare in crisi di fede e di speranza ma che abbiamo ostruito con le nostre religioni, le nostre guerre “pacifiche”, e il nostro bianco orgoglio.

Quindi vado per me. Se è vero che il male che faccio agli altri lo faccio a me, allora anche il bene che faccio a me lo faccio agli altri! Non importa quanto il mio lavoro, quello di chi con me, e quello di tante altre piccole ed umili organizzazioni che operano sul territorio, sia ignorato dai governi, da personaggi rinomati, dai Mass-Media. Noi continueremo a contare sulla nostre forze e su quelle di Dio.

Cercare di riparare, con i pochi mezzi che abbiamo, gli strappi dei grandi predatori e caparbiamente e coraggiosamente ostinarsi a raccogliere l’acqua del mare con il cucchiaio, per molti è pazzia, ed hanno ragione, lo è: è la pazzia della Fede.

È con questa pazzia che pochi mesi fa ci trovavamo tra i villaggi stimati fra i più poveri del mondo per trasformare quel luogo arido e pieno di morte in una fonte di speranza per più di 5000 persone. Con la stessa pazzia abbiamo trivellato la terra per 140m e lì abbiamo trovato acqua. Per questa pazzia, da oggi migliaia di persone accederanno all’acqua potabile, un’ovvietà per la nostra società ma vita per il resto del mondo.

E ancora, con la stessa pazzia, la stessa audacia, e la stessa passione torno per l’ottava volta nel Continente Madre.
Stavolta per mettere in contatto 500 bambini col loro futuro. In questi mesi abbiamo raggiunto i cuori di centinaia di persone, che hanno donato con la consapevolezza di aiutare le persone e non le organizzazioni, di cooperare per lo sviluppo e non di svilupparsi attraverso la cooperazione.

Siamo a buon punto, coraggio, abbiamo raccolto 500 mattoni su 700!

Nel frattempo, ora che la pazzia è diventata embrione visivo, sfrutteremo queste settimane in Tanzania per parlare con le autorità locali, con i missionari autoctoni e con i capi villaggio per approfondire insieme, consigliarci e iniziare a gettare le basi burocratiche di questo progetto educativo.

E si, lo confesso, anche io sono piena di gente che, consapevole o meno, da lontano (o peggio da vicino) lanciano le frecce del loro cinismo cosmico, per vedermi disilludere “dall’incantesimo” della Misericordia.
Nel migliore dei casi le lance sono indirizzate a me: “Egoista”, “Mercenaria del poveri”, “Buonista”, “Illusa”, ma altre volte il peso di questa lancia è un dolore meno sopportabile: “I neri sono biologicamente una etnia inferiore”, “Pericolosi”; e altri termini di cosi basso spessore, che anche solo citarli sarebbe dar loro troppa importanza.
Essere definita una visionaria idealista e utopista per me non è un offesa ma una benemerenza. Grazie! Siete strumenti inconsapevoli per capire meglio da che parte desidero stare.

E poi, dall’altra parte della medaglia, ci sono persone che come voi, stanno pregando, credendo e incoraggiandomi, laddove manca ancora il coraggio, oltre ogni aspettativa e anche quando chiedere sostegno appare imbarazzante e difficoltoso. Vi chiedo di non smettere e di continuare a farlo, questa parte di Chiesa è la parte che amo di più: relazioni, condivisione, sostegno, amore.

Seguiteci in questo viaggio sfruttando ogni mezzo e ogni piattaforma mediatica, se non lo avete ancora fatto , aggiungeteci sulla vostra rubrica telefonica come “HPS Charity” al numero +39 391 31 87 507 e informateci attraverso whatsapp che desiderate ricevere nostre notizie per condividere con voi le nostre gioie ma anche le nostre difficoltà. Scriveteci “IO STO CON GLI ULTIMI” e capiremo!
Certi che vi daremo tanto, e che abbiamo bisogno tanto.

Invitate, inoltre, i vostri amici e le persone a cui tenete, a mettere il like su questa pagina, perché da qui faremo dirette dai villaggi più dispersi e dimenticati e, quando ascolterete di vite amputate che resistono, insistono e celebrano la vita, il vostro cuore ve ne sarà grato.

Io non ho capito molto della vita, sono piena di dubbi e di domande, come tutti. Ma una cosa sto imparando: amare senza riserve è il modo migliore per tutelare se stessi.

32 ore di viaggio e 10.000 km ci attendono.
Dio benedica le nostre vite per benedirne altre.

© SM

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