Una scuola che non c’è

By Sefora Motta

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Alla mia solita domanda “Se tu oggi potessi chiedere una sola cosa a Dio, cosa chiederesti?” lui ribatte cosi: “Sefora, non abbiamo acqua, non abbiamo cibo, non abbiamo cure mediche ma cosa ancora peggiore non abbiamo nessun tipo di istruzione. Nessun buono aiuto durerebbe a lungo senza prima aver educato i nostri figli. Se quindi potessi chiedere qualcosa a Dio, certamente chiederei una scuola per i nostri bambini, anche solo due classi per cominciare. Questo a lungo raggio ci permetterà di immaginare un futuro migliore, non solo per noi ma soprattutto per la nostra prole.” a questa risposta impallidii rapidamente. A dire il vero, in cuor mio, speravo la sua risposta fosse la richiesta di un progetto simile allo scorso (acqua e vita per Mtakuja) in fondo ormai ne conoscevo la procedura e avrei potuto lavorare più spedita, e invece la saggezza di quest’uomo mi paralizza profondamente. Dopo un lungo silenzio gli chiesi: “Primus, anche se riuscissimo a costruire le prime due classi, dove troveremo gli insegnanti?” Chi manderemo?” La sua risposta fu la seguente: “Vedi, quando qualcuno investe su noi e ci punta qualcosa sopra, allora il governo prende in considerazione di aiutare il villaggio in questione, inviando insegnanti autoctoni qualificati. Aiutare le baraccopoli significa aiutare il governo a ricominciare a prendersi cura di noi. La situazione nei paesi del mondo è così devastante che il governo preferisce mandare aiuti umanitari a quelle periferie esistenziali che hanno ancora una speranza di recupero, noi non siamo fra quelli, per noi pare non esserci più speranza.”

Da qui nasce l’automatico desiderio di iniziare a lavorare di conseguenza. Una scuola, una scuola che non c’è e che deve esserci! Vogliamo essere quel “Si” anche quando il resto del mondo dice “No”. Vogliamo ridare speranza e considerazione ad un villaggio bistrattato e passato ormai per disperso anche dal suo stesso governo.

Ci sono pozzi che sgorgano acqua dalla terra e ci sono pozzi che possono essere fatti sgorgare da tutto il potenziale umano. Adottare una “scuola che non c’è” è costruire ciò che serve perché un “pozzo” che disseti e nutra sempre più cuori, menti, anime, possa essere realizzato.

La nostra seconda sfida ha inizio da qui.
Che Dio ci aiuti ad essere sempre più credibili, efficaci e trasparenti.
Se il cuore ve lo suggerisce, condividete e restateci vicini!

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